Chatting With The Author: JACK ROLAND

domenica 30 agosto 2015


Buona domenica! Oggi il blog ospita un'intervista interessante e frizzante Jack Roland, autore del fantasy La ballata del levriero rosso (qui la mia recensione), un libro che mi ha favorevolmente colpito.

Lo ringrazio davvero  per la disponibilità, vi lascio alle sue parole e vi auguro buona lettura!

1) Chi è Jack Roland nella vita?

Credo che l’unica differenza tra il vero me e Jack Roland sia il cognome…  Da quando sono piccolo tutti mi chiamano Jack; ormai quando sento “Giacomo” vuol dire che ci sono brutte notizie in arrivo! Lo pseudonimo nasce dal fatto che il mio vero nome non era accattivante in copertina, ma anche dalla volontà di voler dare al progetto della “Ballata” un’identità propria, che non fosse comunque specchio della mia persona o del mio lavoro in altri ambiti.
Per vivere, infatti, faccio l’autore televisivo e lo sceneggiatore per il cinema, quindi comunque si tratta di scrivere. E’ una professione che mi piace molto, mi assorbe. Non è solo un lavoro: scrivere in qualche modo è un’esigenza, a volte non riesci a fare o pensare ad altro.  
Al di fuori della mia professione, penso di essere una persona abbastanza normale. Per carità, come tutti gli scribacchini sono sicuramente un po’ eccentrico, nel mio piccolo, ma insomma… mi piace guardare molti film, giocare con i videogiochi, ascoltare e suonare buona musica. Ho un gatto e pago l’affitto. Niente di particolare… 

2) Come ti sei avvicinato alla scrittura?

Questa è una bella domanda. Non ricordo, in effetti, quando la scrittura non ha fatto parte della mia vita… 
Quando ero bambino, 8 anni credo, tenevo dei diari. Non raccontavo le cose che facevo a scuola. Le fidanzatine, le gite ecc… trovavo tutte quelle cose molto ordinarie e noiose. Quindi riempivo pagine e pagine con racconti di avventure immaginarie. Erano i giochi che facevo, da solo o con gli amici. Erano storie che inventavo per rendere più coinvolgenti quei pomeriggi passati a correre nei boschi. Ricordo distintamente il diario di un capitano nordista durante la guerra di secessione americana, perché non ero capace di giocare a indiani e cowboys e basta. No! Bisognava per forza inventare una sceneggiatura ad hoc per ogni avventura.  
Dopo l’infanzia, ho continuato a scrivere racconti, testi di canzoni. Tutte le prof di italiano mi adoravano…  quasi tutte.  A sedici anni un racconto un po’ troppo lungo è sfociato in un romanzetto storico ambientato nel 1400 in bresciana, dove sono cresciuto. Il messaggero di Venezia, s’intitolava. Forse è lì che ho realizzato per la prima che nella vita volevo scrivere.

3) Ci sono autori a cui ti ispiri?

Innumerevoli. La prima forma di arte è nell’imitazione… non ricordo chi l’ha scritto; appunto.
Stephen King è stato il primo amore. Ricordo ancora serate passate con mio fratello e gli amici a leggere IT chiusi in una macchina mentre fuori c’era il temporale. 
J.R.R Tolkien ha aperto dei mondi. Ha letteralmente abbattuto dei muri nella mia mente, portandomi verso orizzonti che non avevo mai osato esplorare. Poi ci sono stati Hemingway, Bram StokerLovecraft, Edgar Allan Poe. Sui romanzi d’intrattenimento più contemporanei sicuramente Bernard Cornwell, ma sarei ipocrita se non citassi George Martin, Andrzej Sapkowski e Joe Abercrombie
Quello che però tengo a sottolineare è che, pur scrivendo romanzi, la fonte d’ispirazione principale forse è arrivata dal cinema, e non dalla letteratura. Mi nutro di film da quando sono piccolo, come un vampiro col sangue, giusto per restare in tema. È una linfa, di cui non si può fare a meno. Recentemente, ho scoperto una forma d’arte eccezionale nei videogames. Alcuni sono scritti di gran lunga meglio di molti film…

4) Il romanzo LA BALLATA DEL LEVRIERO ROSSO è un fantasy dal sapore epico con richiami storici. Cosa ti ha ispirato la storia?

Tutto e niente. 
Sono laureato in storia medievale.
Non mi è mai piaciuta la letteratura autobiografica, a meno che l’autore non sia uno come Hemingway che si è fatto due guerre e ha girato il mondo. Però credo che si debba e si senta l’esigenza di scrivere di argomenti che si conosce. Ecco perché il medioevo.
Il contesto storico attinge dalla storia inglese, italiana, francese, non con dei veri riferimenti, ma solo come suggestione per il contesto. Non ho mai “copiato” dei veri avvenimenti storici. Ho cercato di replicare le dinamiche che contraddistinguevano la politica di allora, la vita quotidiana, la mentalità, ovviamente contaminando il tutto con una modernità che viene dritta dalle mie esperienze. Uno scrittore che vive fuori dal suo tempo può appendere la penna al chiodo. Tutto ciò che scriviamo è filtrato dall’occhio contemporaneo, per questo credo che il fantasy e il gotico siano tornati in voga adesso. È un periodo molto fertile per una rilettura del passato spoglia dal romanticismo ottocentesco e carica di altri significati; più cinica forse, più cruda, più ironica anche.
Per quanto riguarda vere e proprie citazioni è dalla mitologia che ho preso la maggior parte delle ispirazioni sostanziali, soprattutto quella norrena, irlandese, gallese. Ma anche in questo frangente è stato bello inventare di sana pianta. Diciamo che la storia è stato un ottimo veicolo per ricostruire un contesto medievale credibile e realistico, certo… sempre che ci sia riuscito. 

5) Per scrivere il tuo romanzo, le cui descrizioni e i personaggi sono particolarmente accurati, hai dovuto fare delle ricerche o degli approfondimenti?

No. Nel senso. Non mi sono mai messo a parlare con una persona con l’intento di inserirla nel libro o origliare conversazioni tra amiche per capire come funzionano le donne. 
Chiunque ami scrivere nella vita, credo io, passa molto tempo a osservare gli altri.
Mi piace molto parlare con le donne, le trovo quasi sempre più interessanti degli uomini, quindi mi è venuto spontaneo cercare di approfondire i personaggi femminili. Con gli uomini viene più facile, insomma, è più intuitivo immedesimarsi nei panni di un altro uomo. Se si è un po’ introspettivi, non è difficile trovare dentro di sé, cinque, dieci, venti uomini diversi che fanno a botte tra loro!
I personaggi hanno preso vita da soli. Se non scrivo di loro per un tot di tempo mi mancano come potrebbe mancarmi un amico che non vedo da un po’.  Sicuramente in loro c’è molto di persone che conosco, che ho conosciuto, di personaggi di cui ho letto o che ho visto nei film. Ma ora non ti so dire come si siano creati. Per me sono vivi, nella mia mente. Ogni tanto mi sento solo un cronista che riporta su carta quello che loro mi raccontano.   

6) Nel testo si toccano diversi argomenti (omosessualità, violenza sulle donne etc.), denunciandone la cruda realtà e i pregiudizi. Quali sono i messaggi che vorresti trasmettere al lettore?

Viviamo in un periodo in cui la figura femminile è molto minacciata. Bombardata dai media, e in cerca di una nuova identità che sia legittimata anche al di fuori della famiglia. La sessualità è in subbuglio. Ci siamo liberati da tutta una serie di pregiudizi e abbiamo fatto grandi passi avanti nell’accettazione del diverso o dello strano ma, d’altro canto, è un momento storico in cui le bandiere sventolate, le opinioni estreme e le ideologie radicali stanno tornando in gran voga.
Un contesto storico medievale è ideale per raccontare sotto metafora il tempo contemporaneo, che è di fatto un’età di mezzo. Credo ci siano molte similitudini tra il nostro tempo e “l’evo buio”. Un’età di cambiamento, di indefinito, anche di oscurità per certi versi, ma ricco di fermento.
Non fraintendiamoci, il mio è un romanzo di puro intrattenimento, quindi non c’è una morale, non voglio trasmettere dei messaggi particolari a chi legge. Semplicemente ho riportato delle situazioni che caratterizzano il nostro mondo. Donne forti in cerca di una nuova via, che non devono per forza essere belle e indifese, ma possono anche avere potere, un potere non per forza legato al sesso. Donne che combattono per ritagliarsi un proprio spazio nel mondo ed essere come sono, con tutti i pregi, i difetti, le contraddizioni, le fragilità. Donne che devono imparare a essere uomini per dialogare con noi. Il che è assurdo  ma accade ogni giorno. Da certi punti di vista il medioevo non è mai finito. L’omosessualità ne è un esempio, soprattutto in Italia. 
Perché in un fantasy non deve esserci spazio per questi temi?  

7) Pensi che continuerai su questo genere o ti cimenterai con altri?

Non ci ho ancora pensato. 
Sicuramente bisogna finire questa trilogia. Quindi sì, continuerò per ora. 
Sui prossimi progetti letterari ancora non c’è molta chiarezza. Dipenderà anche dal pubblico, da come viene recepita questa piccola saga, dalla domanda che ci sarà di altra letteratura di questo genere. Sicuramente è una scrittura che mi diverte molto, quindi è possibile che questa non sarà l’unica storia fantastica o gotica che scriverò.  Di sicuro, la prossima volta punterò a esplorare qualcosa di diverso, altrimenti si rischia di diventare ripetitivi, forse con una commistione di più generi, magari tra fantasy e fantascienza, tra storico e horror, non lo so. La verità è che un giorno ti svegli con una voce nella testa e hai due scelte. O stai a letto o ti metti a scrivere per farla parlare. E quando inizi a buttare giù appunti per una storia nuova, può davvero succedere di tutto.

8) Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sicuramente la mia carriera sta acquisendo più importanza  e potrebbe, col tempo, fondersi ancora di più con il percorso di Jack Roland. Ho due film all’attivo e mi piacerebbe farne degli altri, magari più affini con quello che scrivo in narrativa. L’idea di trasformare la “Ballata” in una serie Tv non è ancora stata accantonata, ma in Italia potrebbe non essere possibile. Stiamo guardando oltremare. In generale mi piacerebbe scrivere (e magari dirigere, chissà) un grande film ambientato nel medioevo, come lo vedo io. Ho già un soggetto su cui sto lavorando ma vediamo che succederà.
C’è un promettente regista con cui si è creata una certa affinità e con cui mi piacerebbe poter continuare a collaborare su alcuni progetti per il cinema che stiamo sviluppando. 
A dire la verità non ho mai fatto piani a lungo termine, quindi il primo vero obiettivo è vedere pubblicata l’intera trilogia del levriero rosso. Già quello sarebbe un gran traguardo. 
Dopo si vedrà. L’importante è non fermarsi e continuare a correre. 
Per adesso… seguo il levriero. 


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