ESSERE MELVIN di Vittorio De Agrò - Recensione Rubrica Oltre il Romance

martedì 20 gennaio 2015

Buon martedì lettori,la recensione di oggi è dedicata a un libro diverso dal genere a cui vi ho abituati e grazie al quale inaugurerò nel migliore dei modi la nuova sezione che ho chiamato “Oltre il Romance”. Come avrete capito dal titolo che le ho dato, si tratterà di una piccola finestra del blog dedicata a recensioni e segnalazioni di libri non romance che in qualche modo mi hanno colpito o mi è capitato di leggere e di cui ho sentito la voglia di parlarvi.

Ma veniamo al libro di questo primo appuntamento, un’ autobiografia che mi è stata proposta dallo stesso autore  e mi ha incuriosito per l'argomento trattato, ma anche grazie alla presentazione così cortese ed educata che mi è stata sottoposta. Sono felice di poter dire che la lettura è stata difficile, intensa ma molto soddisfacente. Prima di parlarvene però vi lascio alla presentazione e, a seguire, la mia opinione.

Melvin è un percorso terapeutico di crescita e di cambiamento e di chiarimento con il proprio passato.




Titolo: Essere Melvin – tra finzione e realtà
Autore: Vittorio De Agrò
Editore: Cavinato
Genere: Autobiografia
Pagine: 362








Sinossi

Genitori,  scuola, amicizie, affetti, impegni tracciano un percorso lungo il quale Melvin, giovane proprietario terriero di origini siciliane, tenta faticosamente di avventurarsi, confliggendo fin da bambino contro aspirazioni e proiezioni familiari che non gli appartengono. Fantasie, strambe millanterie, menzogne, che gli sembrano fin da subito una via di fuga da una realtà avvertita come insostenibile, non fanno che trascinarlo pian piano in una dimensione in cui il mondo concreto e quello immaginario slittano continuamente l'uno nell'altro, producendo senza sosta antitesi inconciliabili nello sviluppo della personalità e delle relazioni affettive con il pur ricco universo femminile che lo circonda. I riti virtuali del web e della comunicazione digitale lo conducono all'ossessiva frequentazione di un forum dedicato ad una starlet di una fiction televisiva, l'Aspirante; tra i due nasce un autentico sentimento le cui conseguenze, tuttavia, finiscono per amplificare la crisi di Melvin fino allo sdoppiamento di sé, in una crescente, e drammatica, deriva psicotica e autodistruttiva a causa della quale egli subisce un trattamento sanitario obbligatorio. Melvin chiederà aiuto allo Splendente, singolare ma lucidissima figura di psichiatra, cui si rivolgerà quando il peso dei ricordi e del senso di colpa per il tradimento dell'altrui fiducia si farà insopportabile, al punto da restringere ulteriormente i già risicati margini della sua sopravvivenza psichica. La memoria, improvvisamente ricomparsa dopo una prolungata amnesia, gli consentirà di recuperare episodi e situazioni – cui il protagonista dà il nome di file - e di illustrarli, con puntualissima dovizia di particolari, al suo terapeuta. Ne nasce una dialettica tra medico e paziente, per molti versi proficua e chiarificatrice, che però non prelude affatto, come ci si potrebbe aspettare, ad un finale prevedibile e consolatorio; giacché non siamo di fronte ad una finzione narrativa, bensì ad un racconto intensamente vissuto sulla propria pelle e a rischio della propria esistenza. Perciò nessuna invenzione, nessun artificio, nessuna ipocrita censura, nessuna remora nel mettersi a nudo e offrire al lettore una testimonianza che un conformistico riserbo preferirebbe seppellire nei sotterranei della rimozione e del pudore.
Melvin è una storia vera. Davvero.



L’autore: Vittorio De Agrò è nato  in Sicilia,  ma vive a Roma dal 1989. E’ un  proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995,  ha gestito i beni  e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il blog:ilritornodimelvin.wordpress.com che è stato letto da 13000 persone e visitato da 57 paesi  nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo. Nel 2014 produrrà un corto ispirato al libro.

La mia opinione

Lasciate che inizi questa mia recensione ringraziando l'autore: in primis perché ha avuto una grande pazienza attendendo per questa mia opinione tutti gli impegni precedenti che avevo già preso per il blog e i miei ritardi dell'ultimo periodo, e poi perché ha voluto "rischiare" proponendomi la sua opera sapendo bene che sarebbe stata diversa e totalmente distante da qualsiasi cosa mi fosse mai capitata di leggere precedentemente.

Detto questo per me fare questa recensione è davvero complicato, non solo perché trattandosi di una autobiografia ancora più che in altre occasioni ciò che ho letto è talmente personale che non credo sia giusto esprimere giudizi sulla storia in sé, ma anche perché l'argomento trattato mi ha particolarmente toccato. Subito dopo aver concluso la lettura non avevo compreso quanto mi avesse "preso" questo racconto di vita, ho cominciato a capirlo appena ho iniziato a mettere su carta i miei pensieri, scrivendo, correggendo, cancellando e riscrivendo...

Non nascondo il fatto che ci ho messo più del solito per terminare, non certo per colpa dell'autore, la cui scrittura è fluida, diretta e coinvolgente, priva di errori, curata e con una terminologia che la rende per certi versi elegante. Sono state piuttosto le sensazioni che mi sono arrivate e gli avvenimenti incontrati lungo il racconto che in alcuni momenti mi sono risultati più difficili da assorbire immediatamente. Per questo, per elaborare meglio il tutto ho preferito fare alcune pause durante la lettura. 

L'autore ha scelto di mettersi a nudo, di non nascondere nulla di sé in un modo del tutto particolare, raccontando il proprio disagio attraverso il percorso di terapia intrapreso assieme a un professionista.  Le persone che hanno fatto o fanno  parte della vita del protagonista vengono tutte raccontate in maniera approfondita,  così per come vengono "percepite" dallo stesso Melvin. L'autore usa dare dei soprannomi a tutti i personaggi e in questo modo li caratterizza perfettamente e al contempo è riuscito a trasmettermi la sensazione di una vita in continuo bilico tra  realtà e  finzione.

Lo stile narrativo crea una sorta di "diario" in cui l'unico punto di riferimento è quello temporale scandito dalle date ad inizio capitolo: non c'è spazio per dialoghi o interruzioni, ci sono solo i capoversi a separare le parti narrate da Melvin e gli interventi dello "Splendente".
Melvin parla al suo terapeuta ma allo stesso tempo parla direttamente al lettore, lo trascina nel suo mondo trasmettendogli tutta l'angoscia che i ricordi e i rimpianti gli fanno provare, tutto il coraggio e la forza che gli servono per superare i momenti più bui della sua malattia.

La prima parte della vita di Melvin è caratterizzata da elementi nei quali molti si possono ritrovare:  genitori che con i loro comportamenti e giudizi inconsapevolmente creano forti disagi relazionali ai figli, difficoltà adolescenziali e relazionali, il web che crea dipendenza e una sorta di realtà parallela. L'autore riesce a coinvolgere il lettore suscitandone una sorta di empatia, in un susseguirsi di avvenimenti e incontri.

Poi nella seconda parte la mente prende il sopravvento e la malattia arriva al suo culmine. E' da questo momento che continuare la lettura diventa una sfida, il lettore deve andare oltre le proprie emozioni, le proprie paure e i pregiudizi per proseguire e assistere al percorso di guarigione intrapreso da Melvin, ma vi assicuro che ne vale la pena!


Ho ammirato molto il coraggio dell'autore di parlare di questo tema e consiglio anche a chi pensa non sia nelle sue corde di dare un'opportunità a questo libro perché, oltre a raccontare una vita intensa e piena sia in positivo che in negativo, un percorso di guarigione pieno di ostacoli ma anche di forza di volontà, riesce ad accompagnare il lettore in una sorta di piccola analisi su sé stesso. Un testo in cui mente ed emozioni si intrecciano e si scontrano alla ricerca di un equilibrio.


Coinvolgente
 CUORECUORECUORECUORE

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